
L’incubo è reale, ed è persino peggio di qualunque pessimistica previsione: lasciamo la coppa ai francesi che ci rifilano una manita nella notte più buia di sempre. L’abisso atletico tra noi e loro lascia pochi spazi alle discussioni, i ragazzi non sono mai entrati in partita, mai, neanche un minuto. Stanchi? Possibile. Non al 100? Molto probabile. Loro la mettono subito su quel piano lì: ci regalano una rimessa laterale nella nostra tre quarti come a sfidarci -ecco la palla, vediamo che fate-. Purtroppo facciamo poco, nulla effettivamente, per tutti i 90 minuti.
Non meritavamo un epilogo tanto amaro, ma questo è il calcio e questa è la vita reale: la cenerentola Inter saluta la settima finale della sua storia senza un lieto fine. Anzi, con un finale horror. Non sapremo mai quello che avrebbe potuto essere con una gestione più oculata degli uomini, mi tormenta il pensiero che questa stagione l’abbiamo un po’ buttata nel cesso noi. Ma tant’è.
Qualche ora prima del fischio d’inizio muore l’uomo dell’Inter dei record, che rimarrà ineguagliabile grazie allo storico successo nel campionato a 2 punti per vittoria. Un altro dolce ricordo che mi lega a quegli anni è la conquista della prima Coppa UEFA, la mia prima gioia dai palcoscenici internazionali. Addio Presidente Pellegrini, e grazie. Io c’ero quando giocava la sua Inter, me la ricordo bene, avrebbe meritato di raccogliere di più per quanto ha seminato, ma questo è il calcio, questa è la vita. Un abbraccio nerazzurro sincero.

