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  • 0 titoli

    L’incubo è reale, ed è persino peggio di qualunque pessimistica previsione: lasciamo la coppa ai francesi che ci rifilano una manita nella notte più buia di sempre. L’abisso atletico tra noi e loro lascia pochi spazi alle discussioni, i ragazzi non sono mai entrati in partita, mai, neanche un minuto. Stanchi? Possibile. Non al 100? Molto probabile. Loro la mettono subito su quel piano lì: ci regalano una rimessa laterale nella nostra tre quarti come a sfidarci -ecco la palla, vediamo che fate-. Purtroppo facciamo poco, nulla effettivamente, per tutti i 90 minuti.

    Non meritavamo un epilogo tanto amaro, ma questo è il calcio e questa è la vita reale: la cenerentola Inter saluta la settima finale della sua storia senza un lieto fine. Anzi, con un finale horror. Non sapremo mai quello che avrebbe potuto essere con una gestione più oculata degli uomini, mi tormenta il pensiero che questa stagione l’abbiamo un po’ buttata nel cesso noi. Ma tant’è.

    Qualche ora prima del fischio d’inizio muore l’uomo dell’Inter dei record, che rimarrà ineguagliabile grazie allo storico successo nel campionato a 2 punti per vittoria. Un altro dolce ricordo che mi lega a quegli anni è la conquista della prima Coppa UEFA, la mia prima gioia dai palcoscenici internazionali. Addio Presidente Pellegrini, e grazie. Io c’ero quando giocava la sua Inter, me la ricordo bene, avrebbe meritato di raccogliere di più per quanto ha seminato, ma questo è il calcio, questa è la vita. Un abbraccio nerazzurro sincero.

  • 1 punto

    E alla fine decide un punto, un punticino lasciato al Meazza contro la Roma. Magari quel calcio di rigore che ci spettava l’avremmo sbagliato, magari no. E allora saremmo qui, con i calendari alla mano, a discutere della data migliore per giocarsi lo spareggio. E non sarebbe roba da poco, giacché siamo in attesa di giocare la finale della competizione più importante, quella che archivierà questa stagione tra le indimenticabili della nostra storia — in un senso o nell’altro.

    È stato un campionato folle, tanto che, sul vantaggio del Napoli, per un momento ho pensato che solo noi avremmo potuto vincerlo. Ma la vecchia Pazza Inter, evidentemente, non c’è più: è stata rimpiazzata da pragmatismo e programmazione di inzaghiana e marottiana fattura. Ed è un bene: due finali di Champions in tre anni, chi mai le ha viste? Dopo quasi mezzo secolo di sussulti a tinte nerazzurre, posso contare sufficienti cartoline scintillanti impresse nelle sinapsi e cicatrici sul cuore, e vi assicuro che stagioni capaci di vantare un’intensità e un’altalena di emozioni come quella che sta per concludersi non ce ne sono molte, forse nessuna.

    Mi piacerebbe chiedere al mister come mai, a suo tempo, non abbia risparmiato nervi e muscoli ai “titolarissimi”, evitandogli le fatiche delle due coppe nazionali. Chi mi conosce sa che da gennaio predico parsimonia, considerato che siamo la squadra più vecchia d’Italia… e ho a lungo imprecato quando ho letto dei complimenti a Inzaghi per aver schierato in Supercoppa gli stessi uomini del Campionato e delle critiche a Gasperini per il turnover esagerato. Ecco. Oggi, probabilmente, gli stessi scriverebbero l’esatto contrario. Del resto, in queste ultime partite, le seconde linee hanno rimpolpato il nostro tesoretto con prestazioni e punti.

    Detto ciò, mi auguro davvero che il mister impari da questa esperienza e che continui a “sedersi” — si fa per dire con Inzaghi… — ancora a lungo sulla nostra panca. Quella che ha messo in pista è una macchina eccezionale: non ricordo altre Inter così belle e competitive, in abito nazionale e internazionale.

    A completare questo finale di stagione, registriamo anche la proposta indecente degli arabi dell’Al-Hilal Saudi Club che promettono ponti d’oro al nostro tecnico — tentandolo (inutilmente, spero) — e la lettera di Domenico Rocca inviata alla Commissione Arbitrale Nazionale, che ci fa incazzare ancora di più, se mai fosse possibile.