
Martedì 26 agosto 2026 – L’Inter Primavera si aggrappa al filo della partita, cade, si rialza due volte e alla fine stende il Cagliari ai rigori (5-3 dopo il 2-2 nei 90′). All’Arena Civica torna a sventolare una Supercoppa che a Milano avevano vinto solo nel 2017. Adesso è la seconda, e sa di promessa mantenuta.
Il copione parte storto: al 10′ Trepy approfitta del retropassaggio suicida di Venturini e del controllo sbagliato di Taho per regalare il vantaggio ai sardi. Al 29′ Mosconi pareggia con un tiro da fuori che sorprende Auseklis, ma la difesa nerazzurra si addormenta di nuovo poco dopo: punizione velenosa di Sulev, inserimento di Mendy e 1-2. Inter in apnea, il volo primaverile sembra già precipitato.
Poi Carbone pesca la mossa che cambia la storia. Dentro Lavelli e Zouin: peso, energia, insolenza. All’82′ “Pocho” Lavelli prende il tempo a tutti e di testa infila il 2-2 su cross di Zouin. Il resto è storia breve ma decisiva: rigori perfetti, cinque su cinque, mentre Taho si riscatta parando la conclusione di Liteta. Zarate mette l’ultimo sigillo, e l’Arena Civica diventa un piccolo Maracanã.
Carbone lo dice chiaro: «I ragazzi se lo meritano, è una liberazione». E in quella parola — liberazione — c’è il senso della serata: non un titolo di passaggio, ma la prova che il futuro non si protegge, si conquista.
L’Inter Primavera ha rimontato due volte, ha tremato, ha resistito e ha trasformato un pareggio in un trofeo. Prima la rabbia, poi la coppa. Bene… la seconda.
