
Si è scritto e detto tanto sul gol di Acerbi che riprende una semifinale ormai andata, un gol bellissimo che racchiude tutto: volontà, determinazione, i sogni di una vita e perché no, anche un pizzico di follia, voglio scriverlo anch’io, sì, non resisto: che ci faceva lì? Non sarà facile ripartire dopo una stagione che ci ha visti protagonisti ovunque ma che ci ha portato via tutto quello per cui abbiamo lottato. Dopo Monaco qualcuno avrà creduto che quel gol sarebbe stato meglio non segnarlo, perché chissà, magari fuori dalla coppa ci saremmo buttati sul campionato e staremmo gongolando per il 21°, e sì, è molto probabile che sarebbe andata così, ma è un pensiero profondamente ingiusto.
Abbiamo condiviso la tavola con grandi club, nettamente superiori alla nostra Inter per fatturato, costo delle rose e monte ingaggi, battendoli quasi tutti, tranne l’ultimo, che però è ciò che conta, nel calcio come nella vita. I sogni purtroppo svaniscono all’alba e il nostro si è concluso anche malamente, trasformandosi in un incubo per via della peggior sconfitta di sempre in una finale di Champions, che ci consegna sì alla storia, ma dal lato sbagliato.
Non rinnegherò la bellezza del gol di Acerbi, né dimenticherò l’esaltazione di Frattessi che quasi sviene per l’esultanza smodata sul 4 a 3. A mente fredda possiamo dire che è finita come forse effettivamente sarebbe dovuta finire. Nelle competizioni devi starci comodo, non puoi arrivare in fondo a tutto con la lingua di fuori, guardate loro, il PSG era quasi fuori dai giochi nella prima fase, poi la corsa fino al trionfo. Vi ricorda qualcuno?
Il campionato invece è un po’ diverso, penso che quello avremmo dovuto gestirlo meglio, resto convinto del fatto che il peccato capitale siano state le due coppe nazionali giocate senza ruotare i giocatori. Forse il demone ha sentito il fiato sul collo del Napoli, forse avrà pensato di portare a casa almeno le coppette proprio perché lo scudetto l’ha subito battezzato compromesso per via di quel diavolo di Conte. E la Champions, beh, ci provi, ma come fai a puntare tutte le fiches sulla competizione più difficile? La verità è che questi discorsi non valgono nulla, esattamente come il gol del leone, che avrebbe meritato una sorte molto diversa.
C’è però un’ultima cosa, un conto da saldare prima che cali definitivamente il sipario su quest’annata. Ci troviamo a fare i conti con il tesoretto che abbiamo accumulato fin qui, e non è che sia proprio poca roba. Provare a vincere la prima edizione del mondiale che si giocherà tra due settimane può cambiare il giudizio complessivo? Io dico di sì. Forse non per il prestigio e per i traguardi che speravamo di raggiungere, ma andrebbe a rimpolpare le nostre casse ancora più di quanto avrebbe fatto la Champions. E questo si traduce in una cosa sola: più competitività per il futuro, anche prossimo. Molto prossimo.
