
Albino, 6 agosto 2025 – L’aria è di quelle che sanno ancora d’amichevole, ma la sostanza è già da categoria. L’Inter U23 torna a casa con il suo primo successo estivo, 1-2 all’Albinoleffe, e non è solo un punteggio a mettere in moto le sinapsi del progetto Vecchi: è il come. Perché la partita, vera e sporca come dev’essere quando affronti chi condividerà il tuo stesso girone in Serie C, racconta di una squadra che inizia a riconoscersi in se stessa. E questo, ad agosto, vale più di tre punti.
Il primo graffio arriva da Kamate, che scappa sulla destra e mette in mezzo un pallone velenoso. La deviazione sfortunata di Potop firma l’autogol che sblocca la partita. È un’autorete, certo. Ma dentro c’è l’intenzione: verticalità, aggressione, coraggio.
L’Albinoleffe pareggia a inizio ripresa con Agostinelli, che riceve in area e batte Raimondi. Il gol che ti aspetti in una partita vera, dove basta un’esitazione per finire in fondo alla propria rete. Lì, l’Inter barcolla un po’. Non tanto per fragilità, quanto per gioventù. Ma non crolla.
Anzi, prende appunti. Vecchi cambia volto alla squadra. Dentro Zuberek, e tutto cambia. All’86’ è lui a prendere la scena: si invola, viene steso in area – rigore netto. E dal dischetto, nonostante l’intuizione del portiere, la palla si insacca: 1-2. Gol, firma, stretta di mano col destino.
Il successo ha il peso specifico dell’umiltà. Perché questa non è la Prima Squadra, dove puoi permetterti di gestire. Qui ogni pallone va guadagnato, ogni rotazione conta, ogni duello è una lezione. Spinaccè, Zarate, Berenbruch, Agbonifo – tutti ragazzi che stanno imparando la Serie C centimetro dopo centimetro. Fontanarosa e Kamate rispondono presenti. È un’orchestra che ancora prova, ma almeno le note non sono stonate.
Dall’altra parte, l’Albinoleffe di Lopez non ha fatto sconti. Ha lottato, ha pareggiato, ha provato a colpire ancora. Buoni segnali da una squadra che sarà avversaria vera nel girone A. Intanto, oggi, è stata una partita che non si può archiviare come semplice test. Perché nell’ultima mezz’ora si è giocato sul serio.
Stefano Vecchi, pragmatico e lucido, sa bene che non è tempo di entusiasmi. Ma dentro al suo taccuino oggi ci sono due certezze: la squadra comincia a respirare come un corpo solo, e Zuberek ha i numeri giusti per prendersi la scena. In silenzio, com’è giusto che sia.
L’Inter U23 vince, soffre, si sporca. Comincia a somigliare a quello che vuole essere. Ed è già qualcosa.

Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.