Quando l’Inter diventa teatro dell’assurdo

Ci credete? Dopo una stagione che ci ha regalato emozioni da brivido e colpi di scena pirotecnici, siamo qui a parlare di un presidente che interpreta a modo suo le parole del capitano. Sembra la trama di una delle peggio sitcom, ma è la tragica realtà.

Lautaro Martinez, stanco, frustrato e forse un po’ esasperato, lancia un messaggio in tv: “Ho visto cose che non mi sono piaciute. Chiedo scusa ai tifosi venuti fin qui per starci vicino. Chi non vuole restare qui se ne deve andare, il mio messaggio è chiaro”. Semplice, diretto, senza nomi, senza accuse precise. Un richiamo d’allarme a tutto il gruppo e alla società.

E invece? Arriva Beppe Marotta e getta benzina sul fuoco. Ma guarda un po’: per lui, quelle parole erano un messaggio cifrato diretto a Calhanoglu. Sì, proprio lui, il colpevole designato senza appello, scelto dal presidente con la leggerezza di un arbitro che fischia un rigore al buio.

Ora, domandiamoci: ma perché? Se il capitano avesse voluto fare nomi, li avrebbe fatti. Ma no, invece preferisce rivolgersi al gruppo e alla società con un appello chiaro e corale.

E che fa Marotta? Invece di prendere atto del problema – che sembra essere ben più grande di un solo giocatore – preferisce il gioco delle colpe individuali, un “scarica barile” degno di miglior causa.

Se davvero Calhanoglu fosse stato il nemico pubblico numero uno, Lautaro avrebbe potuto risolvere tutto a voce, nello spogliatoio, magari davanti ai dirigenti. Ma no, la questione è più vasta, più profonda. E forse la società avrebbe dovuto capire prima, senza attendere lo sfogo pubblico.

Insomma, mentre noi tifosi ci sbracciavamo a seguire partite tese, piene di colpi di scena, in casa Inter montava il dramma.

Alla fine, dopo tutto questo teatrino, ci ritroviamo con una squadra divisa e un ambiente tossico. Senza considerare che adesso il cartellino dei giocatori esposti alla bufera mediatica (leggi Thuram e Chalanoglu) sarà ritoccato inesorabilmente verso il basso.

Le cosa più inspiegabile di tutte per me è proprio questa, vale a dire l’operato di colui che ho sempre considerato un superman del calcio gestionale. Se qualcuno conosce le risposte sarei felice di ascoltarle.

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