
“Non è ancora facile ripensare a quella finale, lo ammetto. Di tanto in tanto ti svegli di soprassalto e pensi: cosa è successo? Il modo in cui è andata è stato così frustrante. Ci si prepara così tanto per una finale del genere. Abbiamo avuto una giornata storta. È ancora molto difficile da accettare, a dire il vero”.
Penso che le parole di Dumfries riassumano perfettamente lo stato d’animo di noi tutti. L’ultima illustre vittima della “centrifuga Inter” è l’Inter stessa, tutta. Lo spogliatoio è un congegno strano, una macchina che viaggia su ingranaggi di seta, dove anche un piccolo frammento usurato può comprometterne la fluidità complessiva e lacerare equilibri e relazioni. Noi la macchina buona l’avevamo, e l’avevamo anche guidata fino in fondo, scassata e rattoppata ma era lì, a 90′ dalla gloria eterna, ed è per questo che ancora ci svegliamo sconfortati e increduli per essere andati a sbattere all’ultima curva dormendo al volante.
Quante volte abbiamo letto e ascoltato che il merito principale di Simone Inzaghi è stato quello di tenere assieme i ragazzi nella buona, ma soprattutto nella cattiva sorte, facendoli sentire tutti importanti. Suscita in me un groviglio di strane emozioni contrastanti leggere oggi le dichiarazioni di Davide “Core de Roma” Frattesi rilasciate nell’anno della seconda stella: “Inzaghi è stato bravo a non perdere nessuno: anche quando giocavano sempre gli stessi, veniva a parlarci, a motivarci. Ti fa sentire importante, è questo che conta”. E ancora: “Il livello è altissimo, eppure nessuno fa il fenomeno. Poi Inzaghi sa come gestirci: anche quando hai una giornata storta, non te la fa pesare, e ti dice la parola giusta. In questo gruppo tutti hanno un ruolo”.
Esattamente dodici mesi dopo, nel mese di gennaio 2025, si è parlato tanto di Frattesi alla Roma, il giocatore si dichiarava insoddisfatto dell’esiguo minutaggio concessogli da Simone Inzaghi. Situazione perfettamente in antitesi con quanto da lui stesso affermato appena un anno prima. Che io ricordi, questo è stato il primo segnale figlio della prima spaccatura che ha poi portato l’intero gruppo al crollo verticale di Monaco.
Da un mercato all’altro, da gennaio a maggio, poco più di cento giorni in cui si è consumato il dramma e si è sgretolata l’Inter. Gli infortuni, le polemiche del demone con gli arbitri, qualche muso lungo e rimbrotto qua e là tra i ragazzi in campo, e sofferenza, un’indicibile, incalcolabile, estenuante sofferenza che ci ha tenuto compagnia per tutto il girone di ritorno. Ma la macchina era lì, scassata e rattoppata come non mai, ma era lì, a 90′ dalla gloria eterna. Poi quell’ultima curva sciagurata.
La domanda che mi porto dentro, che con ogni probabilità è la stessa che sveglia Dumfries nel cuore della notte, ha forse un nome e un cognome. Quando l’hai deciso mister? Quando hai esorcizzato il demone e indossato le vesti del bauscia d’Arabia?

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