L’uomo forte

Quando nel 2018 l’Inter prese Marotta ero felice — e per una volta, unica volta, grato al presidente della juve. Dopo anni di sventure, tornava finalmente in società la figura dell’uomo forte: capace di andare ben oltre le competenze legate alla gestione dell’area sportiva e di costruire squadre competitive anche sotto stringenti vincoli economici. Marotta è ascoltato nei palazzi che contano — e non per fare imbrogli, come qualcuno crede — ma perché è uno stratega totale del mondo del pallone. Ma questo non è bastato a trattenere in nerazzurro il demone, che si dice stanco e spossato. E nutro il sospetto che stavolta l’uomo forte sia stato colto un po’ di sorpresa. Con il Mondiale alle porte, l’addio dell’allenatore è un problema nel problema, e mettere le mani sul tesoretto appare, a questo punto, una faccenda complicatissima.

Inzaghi sceglie dunque di uscire dal calcio che conta. Si lascia alle spalle quattro stagioni entusiasmanti ma che tirando una riga, in termini di trofei hanno prodotto poco. Sarà ricordato per sempre come “il mister che avrebbe potuto essere, se…”. Tuttavia sono scelte personali, e non sarò certo io a biasimarlo per aver scambiato l’Inter con denaro a palate e serenità. C’è però un pensiero malevolo che si insinua in coda a questa faccenda. Col trascorrere del tempo si fanno sempre più insistenti certe voci secondo le quali Inzaghi, avrebbe preparato la finalona con un contratto già firmato, nelle mani e nei pensieri. C’è anche chi sostiene che abbia condiviso la notizia con lo spogliatoio prima del 31 maggio. Questo spiegherebbe molte cose: la svagatezza difensiva, l’approccio inadeguato alla gara, l’incapacità del mister di leggere la partita in corsa e la mancanza di reazione di una squadra apparsa sin da subito svuotata, quasi apatica.

Mentre scrivo siamo già in piena fase toto-allenatori. Non sarà affatto semplice predisporre la rosa in funzione del nuovo mister, che difficilmente — molto difficilmente — indosserà comodamente i panni lasciati frettolosamente nell’armadio da Inzaghi. Date le circostanze, Beppe Marotta è l’uomo migliore che l’Inter potesse sperare di avere in casa in un momento come questo. A noi non resta che augurarci che le malelingue siano appunto, solo malelingue, se così non fosse si allungherebbero brutte ombre sulla disfatta di Monaco e l’imputato numero uno potrebbe non essere più solo la stanchezza fisica. In tal caso prepariamoci a mandar giù l’ennesimo boccone amaro di una stagione sciagurata.

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