
Nel calcio italico, dove il bilancio è spesso un’opinione, e il mercato una corsa a chi spende (male) di più, esiste una coppia che non fa rumore ma fa risultati. Uno viene dalla finanza americana, l’altro dai bar di Varese passando per tutte le scrivanie più complicate del pallone. Insieme, Oaktree e Marotta stanno riscrivendo il manuale di gestione di un club di vertice. Con una particolarità: non stanno rovinando l’Inter, la stanno sistemando. E a guardare i bilanci — altrui — cominciano ad avere un problema: fanno paura.
Uno porta i soldi, l’altro li moltiplica
Oaktree, il fondo californiano che ha preso in mano l’Inter a maggio 2024, ha le idee molto chiare: niente deliri, niente sperperi, niente slogan. Vuole un club competitivo, ma sostenibile.
E Marotta? Marotta gli consegna già la creatura pronta: rosa da 800 milioni, monte ingaggi sotto controllo, dirigenti solidi, conti migliorabili ma non più in apnea.
Nel calcio italiano, dove i fondi spesso entrano per smontare, vendere e fuggire, Oaktree si trova in casa un club che sa già far quadrare i conti — giocando bene e vincendo. Il risultato? Il progetto prende una piega imprevista: costruire, non svendere.
Una crescita silenziosa, ma spietata
Dal 2021 a oggi, con Marotta al timone operativo, l’Inter ha:
- Aumentato il valore della rosa da 500 a oltre 800 milioni;
- Speso poco, spesso nulla, per giocatori poi diventati titolari assoluti (Thuram, Calhanoglu, Sommer, Darmian, Mkhitaryan);
- Generato plusvalenze intelligenti, senza mai sventrare la squadra (Onana, Hakimi, Pinamonti);
- E soprattutto: creato un modello replicabile, con margini di crescita e utenza globale.
E oggi, con Oaktree, l’obiettivo dichiarato è semplice quanto rivoluzionario per l’Italia: utile operativo entro il 2025.
Sì, avete letto bene. Non “non fare danni”. Non “resistere fino al prossimo prestito”. Proprio: guadagnare.
E intanto gli altri fanno i conti (e non tornano)
Nel frattempo:
- La juventus cerca di ricostruire partendo da un buco di 124 milioni, sperando che il ritorno della ragione basti a risanare anni di creatività contabile.
- L’altra squadra di Milano stringe i cordoni, chiude l’anno in utile ma con una rosa svalutata e una rivoluzione tecnica da digerire.
- Il Napoli rincorre se stesso e il suo ex presidente in ogni angolo di Coverciano.
L’Inter invece tiene i big, aggiunge titolari gratis, sistema i ruoli strategici e in investe sui giovani, il tutto col sorriso di Marotta, che fa sembrare tutto semplice. Come se bastasse leggere le righe dei bilanci per vincere le righe dei giornali.
Una strana coppia, appunto
Oaktree è la finanza che osserva, misura, controlla. Marotta è l’artigiano del pallone che tratta, anticipa e costruisce.
Non si assomigliano. Ma insieme fanno un club che non solo funziona, ma dà fastidio. Perché dimostrano che si può vincere senza fare buffi, che si può crescere senza slogan e che non serve vendere ogni estate per stare in piedi.
Altrove, ogni sessione è una roulette. A Milano, sponda nerazzurra, è una tabella Excel con senso logico.
La vera plusvalenza è aver messo Marotta nelle mani giuste, e le mani giuste sull’Inter.

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