Il milan e Calciopoli

Permettetemi una premessa da italiano medio, milanista no ma tollerante sì: ma davvero, ancora oggi, 14 luglio 2025, diciannove anni dopo la prima sentenza del 2006, qualcuno riesce a raccontare la storiella del milan “vittima collaterale” in Calciopoli? Ma per piacere! Mettetevi comodi, ché qui la commedia è di quelle all’italiana: un po’ farsa, un po’ dramma giudiziario, con punizioni che sembrano uscite da un’aula scolastica delle suore: “Galliani, cinque mesi di sospensione e torna a posto col grembiulino pulito”.

Atto I – “Il diavolo veste Meani”

Il milan di quel tempo era una potenza. Berlusconi presidente, Galliani direttore, e Leonardo Meani addetto arbitri, che però si comportava più come direttore d’orchestra in una sinfonia di designazioni. Telefonatine, richieste, consultazioni. Un’ansia da controllo più tipica di un portinaio che di un dirigente sportivo. Ma lui lo faceva per passione, dicevano.

Eh già. Come se Totò Riina avesse detto “ma io quei pizzini li scrivevo per hobby, mica per comandare Cosa Nostra…”

Atto II – “Pronto, è la Figc?”

Le intercettazioni parlano chiaro. Il milan chiama. Il milan chiede. Il milan orienta. Ma poi, quando scoppia lo scandalo, tutti zitti. Silenzio rossonero, colpi di tosse, sguardi per aria. Galliani che si stringe nel doppio petto come a dire: “Io? Ma figurarsi!”.

E allora ecco il miracolo laico: penalizzazione ridotta, Champions conquistata e — udite udite — pure vinta. Come se uno facesse l’esame con i suggerimenti e poi prendesse pure 30 e lode… e si lamentasse del banco traballante.

Atto III – “Il conto, signorina!”

Altri club retrocessi, smembrati, diffamati. Il milan? Una multa. Un buffetto. Una squalifica a orologeria. Un’inchiesta che pareva scritta dal ragioniere Fantozzi: tutti colpevoli tranne chi aveva l’abbonamento giusto.

Eppure, ogni volta che si accenna a Calciopoli, i rossoneri gonfiano il petto: “Eh, ma noi non abbiamo fatto nulla!”. Come i bambini sorpresi con la marmellata in faccia che ti dicono “non ero io, è caduto il barattolo da solo”.

Epilogo – “L’Italia è un paese strano”

Alla fine, la morale è tutta lì: Calciopoli fu una tragedia sportiva, ma anche una tragicommedia nazionale. Il milan ne uscì sporco ma profumato. Come uno che cade nel fango con l’impermeabile di cachemire e dice che ha fatto footing. Perché una cosa è certa: il milan in quella storia c’era. Eccome se c’era. Solo che il rosso sulle carte, questa volta, non era quello della maglia.

Riflessioni – “Dal lato buono del naviglio”

In Italia, quando gli altri sbagliano, si indignano. Quando sbagli tu, è un complotto. E quando il calcio va in tribunale, la sentenza non è mai il finale. È solo l’intervallo.

La sfortuna dell’Inter è giocare nel campionato italiano. Ma la fortuna degli altri è giocare… nel campionato italiano.

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