
Non vai in chiesa perché il prete è bravo e simpatico, ci vai perché la fede va oltre la ragione, le persone e le cose. Non è facile da spiegare, ma è così. Poi, certo, ci sono le eccezioni.
Ho avuto la fortuna di conoscere padre Mario Cattoretti (che Dio l’abbia in gloria) anni fa, a Milano. Certe domeniche andavo a Santa Maria delle Grazie solo per ascoltare le sue prediche.
Era anche l’epoca di Mourinho all’Inter, se potevo mi sintonizzavo e seguivo in diretta le conferenze pre-partita di Giuseppe (cit.), un po’ come quelli che aspettano gli eventi durante i quali Apple presenta i nuovi iPhone. Perché questo erano le conferenze stampa dell’uomo Speciale: eventi imperdibili.
Andavo a messa perché le parole di padre Mario mi graffiavano l’anima e mi tormentavano fino alla domenica successiva, e ogni volta che lo andavo a trovare, ero certo del fatto che avrei incassato un altro montante su cui riflettere per giorni.
Due uomini che incarnano così profondamente una fede — religiosa o calcistica che sia — da diventare loro stessi simbolo, concetto, fede appunto.
Chi è interista lo sa. Chi ha conosciuto padre Mario, anche.
Ma queste non sono cose normali. Sono eccezioni. E la vita, nel bene e nel male, è fatta soprattutto di normalità.
In cuor mio, ho coltivato il sogno di una terza Grande Inter. Un sogno che si è definitivamente dissolto nella notte di Monaco. Ma un sogno non dovrebbe mai lasciare spazio alla delusione e all’amarezza — tuttalpiù alla nostalgia e alla tristezza. Quello sì che è naturale. Così com’è stato, in effetti, per l’Inter del Triplete.
“Inzaghi in Arabia? Tutto già deciso prima della finale…”. Esteve Calzada, amministratore delegato del club arabo: “Ci chiese di aspettare solo per la firma”. Gazzetta.
La storia non tradisce mai, a tradire sono gli uomini che la scrivono. Ed è la ragione per la quale la scelta di Simone Inzaghi fa male: perché è il tradimento della sua stessa creatura, del proprio lavoro. L’Inter della seconda stella non entrerà nei libri per come avrebbe meritato, passerà alla storia dal lato sbagliato, attraverso la porta di servizio. E questo fa male. Molto male.

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